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    <title type="text">Marco Olivetti &#45; Webdesigner e Architetto dell&#39;Informazione</title>
    <subtitle type="text">Marco Olivetti &#45; Webdesigner e Architetto dell&#39;Informazione:</subtitle>
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    <updated>2010-07-30T08:56:56Z</updated>
    <rights>Copyright (c) 2010, Marco</rights>
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      <title>Statistiche con Reinvigorate</title>
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      <published>2010-07-30T08:45:55Z</published>
      <updated>2010-07-30T08:56:56Z</updated>
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            <name>Marco</name>
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      <category term="Web Design"
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        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Conoscete <a href="http://reinvigorate.net/">Reinvigorate</a>? <br />
È un sistema di <strong>statistiche</strong> in tempo reale, non come Google Analytics, non molto conosciuto, e con una serie di strumenti utili a noi lavoratori del web (marketing e non solo).</p>

<p>Scrivo solo adesso una recensione anche se lo uso dal lontano 2007, cioè da quando più o meno esiste questo blog, perché si è da poco aggiornato e ha introdotto delle sfiziose novità che personalmente attendevo da tempo. <strong>Ancora tutto in alpha</strong> certo, ma per quello che mi riguarda non ho trovato problemi particolari nell&#8217;utilizzo, sempre regolare e funzionante anche se ogni tanto si sballa e restituisce il motore di ricerca al posto della query.</p>

<p>Diciamo anche il progetto è sponsorizzato da <a href="http://mt-ventures.com/">(mt) Ventures</a>, divisione <strong>Mediatemple</strong>, che per quello che mi riguarda è uno dei migliori se non il migliore hosting del mondo (siete liberissimi di pensarla diversamente), il che fa intuire comunque la qualità del servizio.</p>

<h4>Snoop</h4><p>
Snoop è il nome dato a un <strong>programma desktop che monitora in tempo reale le statistiche</strong>. Proprio così, si sono inventati questa cosa (Mac e Windows). E ovviamente potete impostare obiettivi personalizzati, ad esempio quando un utente fa una determinata azione, un click, visita una pagina particolare, un commento sul vostro blog, forum, <strong>compra un oggetto sul sito di e e-commerce</strong>.. Qualsiasi cosa vogliate. <br />
Questo vi eviterà di dover entrare nelle statistiche per vedere come state andando, e cosa più importante, permetterà ai vostri clienti di sapere quando qualcuno fa qualcosa sul loro sito, grazie al sistema di inviti che spiego poco più sotto.
</p> <h4>Statistiche in tempo reale</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/090810-1.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="245" /><br />
Dite quello che volete, io voglio le statistiche in tempo reale.<br />
Di Analytics mi da fastidio questa cosa che le statistiche le devo vedere il giorno dopo[[Anche se con alcuni plugin è possibile aggirare questo ostacolo, ad esempio il plugin che ho inserito nel mio pannello di controllo di ExpressionEngine non ha la limitazione del giorno, anche se ovviamente non è dettagliatissimo.]]. <br />
Reinvigorate mi mostra tutto subito, mi dice quanti visitatori ci sono in questo momento, cosa stanno guardando, come sono arrivati, ecc&#8230; Tutto rigorosamente in tempo reale.&nbsp; Maniacale forse, ma utile.</p>

<h4>Heatmap</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/090810-2.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="500" /><br />
Un dannato sistema di statistiche con le <strong>heatmap</strong>[[Un buon libro sulle heatmap lo ha scritto Jakob Nielsen: <a href="http://www.amazon.com/dp/0321498364">Eyetracking Web Usability</a>]]! <br />
Questo, per quello che mi riguarda, ha mandato in pensione CrazyEgg e relativi sistemi. <br />
È la novità che più aspettavo con ansia nella nuova versione, disponibili per ogni singola pagina, in maniera del tutto gratuita (come tutto reinvigorate del resto).<br />
<strong><em>Fondamentale</em></strong>. Senza possibilità di appello. </p>

<h4>Integrazione con Wordpress</h4><p>
È molto facile installare un sistema di tracking delle statistiche, sono poche righe di javascript, ma il team di Reinvigorate ha pensato anche all&#8217;integrazione con Wordpress attraverso il loro plugin, niente di estremamente complicato. <strong>Per i più pigri</strong> e per quelli che non vogliono o possono modificare il codice del template.</p>

<h4>Inviti</h4><p>
Reinvigorate è un sistema privato ancora, ma una volta che avete un account potete invitare quante persone volete a condividere singoli siti nel vostro account. Pensate ai vostri clienti, potete fargli vedere le statistiche del loro sito senza rinunciare a niente, e senza creare account ex-novo su altri sistemi di statistiche (e ricordarsi di tutte le password) o dare loro la vostra password. </p>

<h4>Comparazione con Google Analytics</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/090810-3.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="685" /><br />
Mi riferisco ovviamente alle visite, Analytics è un po&#8217; il leader in questo campo e viene usato come sistema di riferimento per tutti gli altri sistemi di statistiche. <br />
Dopo una rapida occhiata, ho notato che <strong>Reinvigorate mostra meno visite di Analytics, una 30ina di meno</strong> all&#8217;incirca seguendo le medie di una settimana. Non ho idea di perché questo accada, ma è sicuramente una cosa di cui bisogna tenere sempre conto quando si sceglie un sistema di statistiche. Molto probabilmente Analytics conteggia dei bot che Reinvigorate esclude, perché non v&#8217;è mai traccia di bot nei log di questo servizio, quindi ad una prima analisi non scientifica e senza metodo alcuno possiamo dire che reinvigorate mostra solamente i visitatori umani, che lo rendono un po&#8217; più veritiero.
</p>
      ]]></content>
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      <title>Pensare ai requisiti di un sito web</title>
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      <published>2010-07-26T07:00:13Z</published>
      <updated>2010-06-28T14:55:14Z</updated>
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            <name>Marco</name>
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      <category term="User Experience"
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        label="User Experience" />
      <category term="Web Design"
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        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Siamo nella fase di strategia[[<a href="http://www.italianwebdesign.it/la-strategia-di-architettura-dell’informazione/">Strategia di architettura dell&#8217;informazione</a>]], e dobbiamo delineare i <strong>requisiti</strong> che il sito web che stiamo sviluppando avrà.<br />
Ad essere sincero inizia ad andarmi un po&#8217; stretta questa categorizzazione così schematica e rigida delle varie fasi, e sento il bisogno di qualcosa più flessibile, probabilmente agile è la risposta.</p>

<p>Comunque, ad un certo punto della strategia dovremo delineare quelle che saranno le varie <strong>funzioni</strong> del sito, che ci mettiamo dentro? Attenzione bene ho detto funzioni, non pagine.</p>

<p>In un sistema <strong>non</strong> ucd, si usa un modello di tipo top-down, il (o i) designer presentano una serie di funzioni da approvare al cliente, mentre un sistema bottom-up queste sono scelte insieme al cliente che diventa partecipante attivo. Forse chiamarli sistemi sistemi top-down e bottom-up non è la cosa più corretta, ma non mi veniva in mente niente altro che ci si avvicinasse così tanto.</p>

<h4>Top-down</h4><p>
Comer già accennato il metodo top-down consiste in un qualcosa creato da pochi verso molti. Volendo fare un esempio generico, i contenuti di un sito web sono considerati top-down, perché sono scritti da poche persone e poi vengono letti da molti. <br />
Un approccio di questo tipo <strong>consiste nel fornire al cliente già tutto quello che noi pensiamo poi gli servirà nel sito</strong>, esempio: un form di contatti, un sistema per gestire tramite corriere gli ordini effettuati nel loro sito, e chi più ne ha più ne metta, e il cliente deve solo accettare o negare passivamente queste cose, cosa che di solito non è in grado di fare perché non ha ben chiaro quello che il suo sito deve fare, non è stato considerato il sito come un valore aggiunto ma solo come un orpello e quindi va bene tutto. <em>Colorato mi raccomando</em>, che deve fare bella figura. </p>

 <h4>Bottom-up</h4><p>
Questo metodo è l&#8217;esatto contrario del top-down, siti come youtube sono la massima espressione di questo modello. Una cosa creata dal basso, dagli utenti stessi. <strong>Il paradigma del web 2.0</strong> è basato su questa condivisione e la creazione dei contenuti da parte degli utenti.<br />
Questo metodo consiste in un sistema diverso dal precedente, in questo caso si prende il cliente e attivamente lo si fa <strong>partecipare alla scelta delle funzionalità e ai requisiti del sito</strong>, chiedendogli cosa, secondo lui (loro) va messo nel sito e come, attraverso <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/fare-le-giuste-domande/">interviste, questionari e altri metodi</a>. Potete usare il metodo del card sorting per decidere cosa implementare e come, ne ho parlato proprio la settimana scorsa.<br />
I vantaggi evidenti di questa tecnica sono una maggiore partecipazione del cliente alla creazione del sito, cosa che può far storcere il naso a qualcuno, ma che io credo sia molto importante per il successo del progetto tanto quanto studiare a fondo gli utenti che useranno quel sito, in fondo è il loro sito. D&#8217;accordo che nelle fasi successive il loro apporto al progetto è minimo, limitandosi a dire che il progetto va bene o meno, ma per il momento la loro partecipazione è ben accetta.
</p>
      ]]></content>
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      <title>Fare le giuste domande</title>
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      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.153</id>
      <published>2010-07-19T07:00:42Z</published>
      <updated>2010-06-26T18:19:43Z</updated>
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            <name>Marco</name>
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      <category term="User Experience"
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        label="User Experience" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Ho già parlato del <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/questionario-dei-clienti/">questionario del cliente</a>, ma ovviamente <strong>questo questionario non è la panacea di tutti i mali</strong>. In altre parole il questionario da solo non basta, molto probabilmente.</p>

<p>Quelle del questionario sono domande standard, <strong>uguali per tutti i clienti</strong>, e proprio da questo dovremmo partire per poter fare domande che siano incisive, <strong>personalizzate</strong>, per capire a fondo tutti i bisogni dell&#8217;azienda, e dipanare i dubbi che abbiamo riguardo quello che hanno scritto nel questionario. </p>

<p>E allora si prenderà il cliente, lo si inviterà a sedersi ad un tavolo tutti insieme, e insieme a lui (<em>o loro</em> se l&#8217;azienda è grande) si indagherà più a fondo. <br />
Ci sono diversi metodi, alcuni a soluzione aperta, altri chiusi.</p>

<h4>Intervista</h4><p>
Partiamo dal più semplice di questi metodi, <strong>l&#8217;intervista</strong>, risposte secche a domande altrettanto secche[[No, non è proprio così, date il tempo di riflettere al vostro cliente, ed eventualmente dategli qualche tempo per pensare se avete previsto domande aperte]].<br />
<strong>Questo metodo dovrebbe essere usato a prescindere</strong>, anche se non avete dubbi dal questionario (anche se non credo, di solito scrivono una cosa e poi <em>l&#8217;esatto contrario</em> nella domanda successiva), per andare più a fondo nel capire quello che vogliono, farvi un&#8217;idea più precisa delle necessità dei loro clienti, e tutte le altre cose che riterrete necessarie. </p>

 <p>Ovviamente <strong>l&#8217;intervista è solo un primo metodo di investigazione</strong> (dopo il questionario ovvio), e ci sono buone probabilità che non vi basti, a volte le risposte che riceverete pongono più interrogativi di quanti ne risolvano. </p>

<h4>Card sorting</h4><p>
Il metodo del card sorting[[<a href="http://www.usabile.it/332008.htm">Card Sorting</a>]] può essere utile in quei casi che avete più di una persona da ascoltare, e queste hanno idee diverse. Una bella gatta da pelare, ma per fortuna, usando questo metodo dovreste riuscire a cavarvela. <br />
Ci sono diversi metodi di utilizzo per il card sorting, <strong>in questo caso a voi serve che queste due persone (o più di due) si mettano d&#8217;accordo</strong>. Allora potete definire una serie di obiettivi, e scriverli su dei post-it, ognuno il suo[[Ovviamente non scrivete 2 obiettivi in totale, specialmente se avete da combattere con 2 sole persone, il rischio concreto è lo stallo.]]. Poi ad ogni persona fate assegnare un punteggio da 1 a 5 (oppure usate dei pennarelli di colore diverso, insomma, libera scelta) a ogni obiettivo, e infine li implementerete nell&#8217;ordine di punteggio, dal più alto al più basso o secondo lo schema che avete scelto. Questione risolta[[Di solito almeno, se le persone sono ragionevoli, altrimenti auguri.]].</p>

<p>Tutti questi metodi vi aiuteranno a chiarire le idee dei vostri clienti e anche le vostre, così potrete proseguire sereni nello sviluppo del sito, senza dimenticare niente per strada, evitando così modifiche più avanti.
</p>
      ]]></content>
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      <title>Bilanciare il seo e l&#8217;user experience</title>
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      <published>2010-07-12T07:00:50Z</published>
      <updated>2010-06-26T16:31:51Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Marketing"
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        label="Marketing" />
      <category term="User Experience"
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        label="User Experience" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><strong>Abbiamo sistemato tutto il nostro progetto con cura</strong>, abbiamo scelto i vocabolari controllati[[<a href="http://www.italianwebdesign.it/accessibilita-i-vocabolari-controllati/" title="Vocabolari controllati">Vocabolari controllati</a>]], fatto tutto quello che dovevamo fare, la nostra creatura sta per spiccare il volo, <strong>ma deve passare prima per le mani del seo</strong>. Ed ecco che un sito ben fatto si trasforma in un qualcosa di inguardabile.</p>

<p>Possibile che (la maggior parte dei) seo[[Notare che molti dei miei più cari amici sono seo, nonché il mio capo, quindi prima di insultarmi pensateci bene.]] debbano <strong>rovinare</strong> sempre tutto? <br />
Mi riferisco in particolare ai testi del sito, alle etichette e ai vocabolari controllati e al layout del sito. Da belli e studiati che sono questi siti diventano buoni solo per i motori di ricerca, <strong>con buona pace degli utenti tirati fuori</strong>.</p>

<h4>Quando dovrebbe intervenire un seo?</h4><p> <br />
<strong>Un seo è una figura importante nello sviluppo di un sito</strong>, serve a far vedere il sito al mondo intero, altrettanto fondamentale quindi dell&#8217;ux designer. Voi potete anche creare il sito più usabile del mondo, ma se lo conoscete voi e il vostro cliente non serve a niente.</p>

 <p><strong>Un seo però non può intervenire a giochi fatti</strong>. Deve essere parte integrante dello sviluppo, <strong>deve essere al vostro fianco</strong> quando scegliete le etichette e i vocabolari controllati[[L&#8217;unico prerequisito è che comprenda il valore del vostro lavoro, ma questo non è troppo complicato.]], deve essere li a decidere insieme a voi come posizionare i vari elementi nel sito. <br />
Quando lavorate con un seo, <strong>lui deve rappresentare il punto di vista dell&#8217;azienda</strong>, quindi degli obiettivi del sito e il suo aspetto commerciale, mentre voi dovete rappresentare il punto di vista degli utenti di quel sito, e lo scopo ultimo è cercare un compromesso tra le due cose.&nbsp; <br />
Dopo aver lavorato su etichette e vocabolari, un seo ritorna in gioco quando si tratta di elaborare la bozza del sito. Infatti scegliere un layout non è un compito solo esclusivamente destinato all&#8217;user experience designer, ma anche a chi deve rappresentare il punto di vista dell&#8217;azienda. <strong>Altrimenti il rischio di fallimento è molto elevato</strong>, pensare troppo agli utenti o troppo ai bisogni dell&#8217;azienda, compromettendo il sito stesso. </p>

<p>E infine il seo interverrà poi a sito concluso per terminare il suo lavoro promuovendo il sito e facendo tutte quelle cose che non so e non ho mai capito.</p>

<h4>Vantaggi</h4><p>
Lavorare in questa maniera porta con se un vantaggio non indifferente: meno lavoro e modifiche <strong>dopo</strong>. <br />
Prendiamo ad esempio questo metodo appena descritto e un sito in cui il seo interviene solo a lavoro bello che concluso. </p>

<p>Con un sito già per le mani un seo dovrà, per forza:
</p><ul>
<li>Modificare i testi, anche quelli determinati da test come etichette e vocabolari</li>
<li>Modificare il layout per renderlo più affine alle necessità del suo lavoro</li>
</ul>

<p>E questo vuol dire che va a rovinare il vostro di lavoro. Pensateci.
</p>
      ]]></content>
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      <title>Non avrei voluto ma..</title>
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      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.151</id>
      <published>2010-07-05T07:00:18Z</published>
      <updated>2010-06-21T16:49:19Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Blog news"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/blog-news/"
        label="Blog news" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p><a href="http://www.marcolivetti.com/disclaimer" title="Ecco">Ecco</a>. <br />
Non avrei mai voluto arrivare a tanto, e sinceramente non pensavo che ne sarebbe stato bisogno. 
</p> 
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Perché non bisogna pensare (troppo) agli utenti</title>
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      <published>2010-06-28T07:00:24Z</published>
      <updated>2010-05-18T11:05:25Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="User Experience"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/user-experience/"
        label="User Experience" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Ho detto e scritto più e più volte che gli <strong>utenti sono una parte fondamentale</strong> della progettazione di un sito web. <br />
Una cosa che però non ho detto è che se ci fossilizziamo troppo sugli utenti, il rischio è che andiamo a trascurare gli altri aspetti del sito, rischiando di perdere una cosa molto importante: l&#8217;<strong>innovazione</strong>.<br />
Pensiamo ai social network. Siti web del genere sarebbero stati possibili se si fosse pensato solo ai bisogni degli utenti?<br />
Secondo me no. </p>

<p>Gli utenti hanno paura dei cambiamenti, prendiamo ad esempio tutti i gruppi di protesta che nascono su Facebook ad ogni redesign.<br />
Hanno le loro abitudini e i loro rituali, e ogni cambiamento è un piccolo trauma.
</p> <p><img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/280610-1.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /></p>

<p>Il nostro compito è quello di trovare un <strong>compromesso</strong> tra quello che l&#8217;azienda vuole che il sito faccia (obiettivi) e quello che gli utenti vogliono che ci sia sul sito.<br />
Per raggiungere questo compromesso è indispensabile conoscere gli utenti, anche a fondo, ma senza farci trascinare nel pozzo senza fondo che è la ricerca, altrimenti non riusciremmo più a venirne fuori.
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Un sito non fa miracoli</title>
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      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.146</id>
      <published>2010-06-21T07:00:50Z</published>
      <updated>2010-05-15T00:02:52Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Web Design"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/web-design/"
        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Un sito non fa miracoli. <strong>Un sito non vuol dire niente</strong> se è usato senza uno scopo ben definito e in linea con il business dell’azienda o della persona che lo ha commissionato. <br />
Questo articolo è rivolto principalmente ai siti vetrina di aziende che stanno per approdare su internet e quelle che già hanno una presenza sul web, ma questa non è pensata come uno strumento aggiuntivo ma bensì come una <em>cornucopia</em> e un pozzo dei desideri.</p>

<p>È inutile avere un sito pensando che questo risollevi le sorti di una società se non è corredato da <strong>una visione più grande</strong>, o se vogliamo d’insieme.<br />
Internet è un canale, un canale molto potente, ma non va usato come <strong>unico</strong> mezzo di promozione aziendale.<br />
Non sto affatto dicendo però che internet non funziona, anzi. Ci sono casi di comunicazione basata unicamente sul web che hanno avuto molto successo. Ma sono stati pianificati con molto dettaglio. Non è di questo che sto parlando adesso.</p>

<h4>Far capire il vero valore del sito</h4><p>
Ecco, questa è forse la parte più difficile del nostro lavoro. <br />
Convincere i clienti.</p>

 <p>Come possiamo far capire che <strong>un sito è qualcosa di più</strong> ma questo di più va studiato in maniera accurata?<br />
Innanzitutto possiamo dar loro un questionario da compilare, costa poca fatica da parte nostra, e i clienti ci possono dare così molte informazioni che magari avrebbero tenuto per se e considerato non rilevanti per la creazione del sito.</p>

<p>Poi una volta che abbiamo abbastanza dati è molto importante procedere con la definizione di obiettivi che siano in linea con la mission e la visione dell&#8217;azienda, che quindi <strong>non ne danneggino la reputazione</strong> (ma anzi trasmettano un&#8217;immagine positiva) su internet.</p>

<h4>Oltre il sito web</h4><p>
Ok, abbiamo parlato del sito web, ma non esiste solo quello. <br />
Se i nostri clienti vogliono un form di contatto, e poi non rispondono alle email allora a che serve? <br />
Oppure spendiamo un sacco di mesi per creare il più bello ed usabile e-commerce del mondo, e poi al primo utente che ne parla male l&#8217;azienda gli fa causa, buttando tutto il lavoro fatto finora (e rendendo quello futuro molto più complicato). </p>

<p>Qui diventiamo consulenti più che meri progettisti e dobbiamo guidare l&#8217;azienda in maniera tale da non vanificare tutto il lavoro svolto sul sito web. <strong>A me non piace quando un cliente fa delle cazzate e butta via mesi del mio tempo</strong>, e neanche a voi. <br />
Estendere l&#8217;esperienza utente a tutto il sistema sito e non solo alla mera paginetta su internet. <strong>Integrare la vita virtuale con quella reale</strong> per fornire un&#8217;esperienza d&#8217;uso comune, da non confondere l&#8217;utente. Fare in modo che l&#8217;ingranaggio sito si integri con l&#8217;ingranaggio azienda e girino tutti insieme in maniera armoniosa.</p>

<p>Il nostro compito non è quindi solamente creare un sito web, ma anche gestire l&#8217;azienda in rapporto a esso. 
</p>
      ]]></content>
    </entry>

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      <title>Webdesigner falliti</title>
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      <published>2010-06-14T07:00:03Z</published>
      <updated>2010-06-14T07:52:04Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Vita da creativo"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/vita-da-creativo/"
        label="Vita da creativo" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Stavo leggendo Stephen Hawking, e sono rimasto molto colpito da una sua frase ad un certo punto del libro[[Buchi neri e universi neonati e altri saggi]]:</p>

<p><em>Molti di loro sono però fisici falliti, che hanno trovato troppo difficile inventare nuove teorie e quindi si sono dedicati a scrivere sulla filosofia della fisica. Essi stanno ancora discutendo sulle teorie scientifiche dei primi anni di questo secolo, come la teoria della relatività e la meccanica quantistica e hanno perso i contatti con l’attuale frontiera della fisica.</em></p>

<p><strong>Portate questa frase nel nostro mondo</strong>, ecco qui che avremo legioni di webdesigner falliti, che invece che sviluppare nuovi modi di creare / gestire / organizzare siti web, semplicemente rimangono nella loro torbida palude delle loro misere conoscenze acquisite senza mai guardare oltre il loro piccolo stagno.<br />
Inutile dire che in Italia <strong>la situazione è ben lungi dall’essere rosea</strong>, viviamo praticamente in un grande stagno, con poche chiazze di terra sicura. <br />
Il problema non sarebbero queste persone, che sono irrecuperabili, è che spesso trascinano nell’abisso anche persone che potrebbero essere molto brave, che vengono così soffocate. 
</p> 
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Letture estive</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.marcolivetti.com/comments/letture-estive/" />
      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.144</id>
      <published>2010-06-07T07:00:31Z</published>
      <updated>2010-05-21T17:59:32Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
            <uri>http://www.marcolivetti.com</uri>      </author>

      <category term="Libri"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/libri/"
        label="Libri" />
      <category term="User Experience"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/user-experience/"
        label="User Experience" />
      <category term="Vita da creativo"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/vita-da-creativo/"
        label="Vita da creativo" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Siamo a Giugno, e con l’avvicinarsi dell’estate ho pensato di consigliarvi la lettura di 3 libri:</p>

<ul>
<li>A project guide to UX Design</li>
<li>Architettura dell’informazione per il world wide web</li>
<li>User Stories Applied: For Agile Software Development </li>
</ul>

<p>Uno al mese, così potete arrivare a Settembre che magari sapete qualche cosina in più sulla progettazione dei siti web.</p>

<h4>A project guide to UX Design</h4><p>
Questo libro descrive molto bene il processo per sviluppare un sito seguendo i principi dell’<strong>User Experience</strong>, senza soffermarsi su modelli waterfall o agile, ma dando un’infarinatura della materia e degli strumenti in generale. Fa anche un distinguo tra i vari specialisti che si occupano dell’ux. <br />
Direi che questo è il <strong>libro base</strong> da cui partire. Poi uno può scegliersi se buttarsi sull’architettura dell’informazione oppure su agile.</p>

<p><a href="http://www.amazon.com/Project-Guide-Design-experience-designers/dp/0321607376">A project guide to UX Design</a></p>

<h4>Architettura dell’informazione per il world wide web</h4><p>
L’architettura dell’informazione è un <strong>processo waterfall</strong> per organizzare e gestire i siti web. <br />
Questo libro spiega molto bene come procedere in ogni fase dello sviluppo, anche ripetendo i concetti del libro precedente, ma in ottica di <strong>architetto dell’informazione</strong>. L’architetto dell’informazione si occupa di organizzare e catalogare i contenuti e le funzionalità di un sito web. Il suo lavoro è quello di unire i puntini per formare un disegno completo, poiché il suo lavoro renderà più <strong>fruibile</strong> (e quindi usabile) il sito.</p>

<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788883780622/rosenfeld-louis/architettura-dell-informazione.html">Architettura dell’informazione per il world wide web</a>
</p> <h4>User Stories Applied: For Agile Software Development</h4><p>
Il modello di sviluppo agile è un <strong>modello iterativo</strong>, che, a differenza di modelli waterfall, produce prodotti più flessibili, più malleabili. Se vi accorgete in fate avanzata di un problema grave seguendo il modello waterfall dell’architettura dell’informazione, beh.. È grave. Con agile risolverete più semplicemente il problema alla prossima iterazione.<br />
Agile è molto meglio proprio per questo motivo, ma come modello di sviluppo è <strong>più costoso</strong> di un modello waterfall.</p>

<p><a href="http://www.amazon.com/User-Stories-Applied-Software-Development/dp/0321205685">User Stories Applied: For Agile Software Development</a>
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Consigli per progettare siti aziendali</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.marcolivetti.com/comments/consigli-per-progettare-siti-aziendali/" />
      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.143</id>
      <published>2010-05-31T06:47:36Z</published>
      <updated>2010-05-31T06:47:37Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
            <uri>http://www.marcolivetti.com</uri>      </author>

      <category term="User Experience"
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        label="User Experience" />
      <category term="Web Design"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/web-design/"
        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Abbiamo visto le <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/categorie-di-utenti-e-siti/">categorie di siti</a>, e tra <strong>i siti i più comuni</strong> abbiamo sicuramente i siti di brand, ovvero <strong>i siti principali delle aziende</strong>, quelli che coordinano tutte le loro varie appendici (intranet, e-commerce, blog aziendali, ecc..) sul web.</p>

<p>Generalmente ci si riferisce a questi come <em>siti vetrina</em>, ma così facendo si perde una grande opportunità. Questi siti infatti possono essere <strong>una grande risorsa per l’azienda</strong> se ben progettati. Se si riesce a inserirli nei <em>circuiti</em> dell’azienda, questi siti possono rappresentare un valore aggiunto e non più un peso, una cosa poco utile, che si ha perché ce l’hanno tutti.</p>

<h4>Capire i bisogni dell’azienda</h4><p>
Spesso quando viene un cliente giù da <a href="http://www.yourfutureconsulting.it/" title="noi">noi</a>, molte volte ha già le idee chiare su cosa vuole. Moltissime volte riusciamo a fargli cambiare idea. Questo non perché le loro idee di sito web sono sbagliate, ma perché, molto spesso, non rappresentano quello che loro vogliono realmente, o quello che gli utenti vorrebbero. <strong>Sono idee limitate</strong> perché ovviamente non conoscono e non sanno bene come confrontarsi col web.<br />
Per questo motivo gli chiediamo di rispondere a un <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/questionario-dei-clienti/">questionario</a>, per poter fissare su carta quello che vogliono, ed estrapolare da queste loro risposte obiettivi e idee nuove, <strong>in linea con i bisogni dell’azienda</strong>.</p>

 <p>Ma questo <strong>non è tutto</strong>.<br />
Cercando di capire quello che vogliono realmente, il numero delle pagine si modifica (è una conseguenza diretta). Si passa da quelle 4-5 classiche di un sito vetrina, ovvero quelle che all’inizio si aspettano i clienti, <strong>a molte più pagine</strong>, per riuscire a coprire (e realizzare) quello di cui hanno bisogno.<br />
Seguendo questo modello i primi a ringraziarvi saranno le aziende stesse, perché siete riusciti a dare loro qualcosa di <em>utile</em>. </p>

<h4>Cosa inserire in questi siti</h4><p>
Senza voler essere banale, direi che dipende. <strong>Ogni sito di un’azienda è un mondo a parte</strong>, perché le aziende stesse non si comportano tutte alla stessa maniera, non agiscono tutte allo stesso modo, <strong>non hanno strategie uguali</strong>. In definitiva, i loro <strong>bisogni</strong> sono diversi.</p>

<p>Quindi non sono molte le cose che sono comuni a tutti i siti di aziende, vediamone in dettaglio qualcuno:</p>

<ul>
<li>Contatti ben in evidenza, anche in homepage.</li>
<li>Una grafica gradevole e moderna.</li>
<li>Form tenuti semplici.</li>
<li>Diverse maniere di contattare l’azienda.</li>
<li>Una pagina about ben scritta.</li>
<li>Contenuti in linea con l’immagine aziendale</li>
<li>Social networking</li>
</ul>

<h4>La pagina about</h4><p>
Questa pagina nessuno riesce a farla in maniera decente, e questo è un vero peccato. E vale per qualsiasi categoria di professionisti, compresi quelli del web.<br />
In questa pagina bisogna scrivere informazioni che riguardano l’azienda, e <strong>solo marginalmente</strong> le cose che riguardano i servizi. <strong>Non fare una fotocopia della pagina dei servizi come accade quasi sempre</strong>.<br />
Inoltre potreste aggiungere una foto del team, tutti insieme, perché un sito web è freddo, e mettendo la foto ricordate che dietro quel sito ci sono persone vere. La stessa cosa vale per foto di ufficio, magazzini, ecc.. <strong>Persone vere dietro un sito</strong>. Un’iniezione di fiducia per gli utenti del sito.<br />
Inoltre, non bisognerebbe mai usare il plurale a meno che l’azienda non conti più di due persone, ovvero: <em>&#8220;Siamo..&#8221; </em>, <em>&#8220;Possiamo fare..&#8221;</em> e compagnia bella. È davvero triste leggere queste frasi e poi magari è il sito di un libero professionista o di una ditta individuale.</p>

<h4>Contenuti in linea con l’immagine aziendale</h4><p>
L’azienda può avere già dei contenuti pronti, anzi, se l’azienda non è appena nata si presuppone che abbiano già delle brochure, o dei libretti che presentano l’azienda. <br />
Bene, questi contenuti <strong>non possono essere usati</strong> nel sito web. La comunicazione web <strong>funziona in maniera diversa</strong> da quella offline, quindi bisogna avere contenuti dedicati al web. <br />
Questi contenuti saranno in linea con quello che è il pensiero aziendale.</p>

<h4>Contatti in evidenza</h4><p>
Spero che questa sia una banalità. <br />
Non c’è niente di male a inserire i contatti principali dell’azienda (che so, un numero verde, un’email) <strong>nella homepage e nelle altre pagine</strong>. Renderete solamente più facile contattare l’azienda, e questo è un buon risultato.<br />
Magari nel sito indicate solo un modo di contattare l’azienda, il loro preferito, e poi nella pagina dei contatti indicate gli altri modi.</p>

<h4>Form semplici</h4><p>
<strong>Tenere i form semplici</strong> è un consiglio che è valido per qualsiasi sito. Teneteli al minimo esenziale, e rendete le loro etichette più chiare possibili. Anche questa dovrebbe essere una banalità. <br />
Se avete dei form che sono troppo lunghi o che richiedono troppe informazioni dimezzateli. Un esempio veloce: perché chiedere nome e cognome come due campi imput  diversi, quando ne basta uno solo?</p>

<h4>Diverse maniere di contatto</h4><p>
Perché limitarsi a un form, oppure solo un’email o un telefono? <strong>Perché non mettere tutti e tre?</strong><br />
Anche se è già presente un form ripetere l’email non fa male a nessuno, occupa pure poco spazio.<br />
Questa è l’occasione tra l’altro di usare i <strong>microformati</strong>[[<a href="http://www.italianwebdesign.it/pillole-di-semantica-microformati/">I microformati</a>]].</p>

<h4>Un occhio alla grafica</h4><p>
Perché no? <strong>Anche la grafica conta in un sito web</strong>, ne è parte essenziale.<br />
Così un sito gradevole e moderno può fare un’impressione buona, un sito con una grafica antiquata e <em>brutta</em> può far pensare male i possibili clienti e passare l’idea che l’azienda sia trascurata, sciatta. Se non cura il suo sito web figuriamo il <em>&#8220;prodotto X&#8221;</em>.<br />
Un brutto sito può fare molti danni alla reputazione online[[Anche se il confine tra online e offline si sta sfumando sempre più.]] di un’azienda.</p>

<h4>Social networking</h4><p>
Ormai anche i social network sono utili per misurare la “popolarità” di un’azienda su internet. Così un’azienda con pochi contatti, o <em>fan</em> su un social network può dare un’immagine trascurata dell’azienda, ovvero che l’azienda pensa poco ad internet, è <strong>vecchia</strong>, così un’altra azienda, con più contatti può fare l’effetto opposto, specialmente nella fascia di età sotto i 50 anni.&nbsp; Attenzione però a esagerare, l’effetto altrimenti sarà negativo[[Patricio Robles, <a href="http://econsultancy.com/blog/5684-10-common-social-media-mistakes">10 common social media mistakes</a>]].
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Categorie di utenti e di siti</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.marcolivetti.com/comments/categorie-di-utenti-e-siti/" />
      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.142</id>
      <published>2010-05-24T07:00:41Z</published>
      <updated>2010-05-08T11:28:42Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
            <uri>http://www.marcolivetti.com</uri>      </author>

      <category term="User Experience"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/user-experience/"
        label="User Experience" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Quando pensiamo a un sito, neanche progettarlo che siamo già andati troppo oltre, proprio mentre stiamo facendo le prime analisi, possibilmente dopo che abbiamo tra le mani un questionario compilato, dobbiamo <strong>capire che sito creeremo e per chi</strong>. <br />
Ovviamente diversi tipi di siti comporteranno <strong>usi diversi</strong> da parte degli utenti, così come diverse idee di progettazione.</p>

<h4>Tipi di sito</h4><p>
Volendo categorizzare i tipi di siti, anche se non è facile dato che molti appartengono a più di una categoria, possiamo distinguerne principalmente quattro[[seguendo le categorie suggerite da Russ Unger e Carolyn Chandler nel libro <a href="http://projectuxd.com/">A Project Guide to UX Design</a>]]:</p>

<h4>Siti di brand</h4><p>
In questa categoria rientrano <strong>i classici siti vetrina</strong> (e non) delle aziende, che usano questo sito e dominio come principale hub[[Snodo centrale]] della loro presenza sul web.</p>

<ul>
<li>Sono i classici siti vetrina.</li>
<li>Parlano <strong>esclusivamente</strong> dell’azienda. La presentano al mondo. </li>
<li>Sono usati come <strong>siti principali per coordinare le attività dell’azienda sul web</strong>. </li>
<li>Mettono in comunicazione l’azienda col mondo esterno e viceversa. </li>
<li><strong>Spesso è il punto di partenza per un visitatore</strong> che cerca informazioni o prodotti per quella data azienda. </li>
</ul> <h4>Siti di marketing</h4><p>
Rientrano tra questi ad esempio gli <strong>e-commerce</strong>, ma anche i siti che servono per promuovere un particolare prodotto, come un sottosito di un sito di un’azienda, o un <strong>evento</strong>. I siti che sono inclusi in questa categoria <strong>hanno un obiettivo da realizzare</strong>, che è la vendita di uno o più prodotti, da realizzare in un certo periodo di tempo.</p>

<ul>
<li>Le <strong>landing page</strong> sono considerate siti di marketing. </li>
<li>Perseguono un obiettivo economico, in un periodo di tempo definito. </li>
<li>Spesso <strong>sono appendici di un sito di brand</strong>, vendendo i prodotti dell’azienda senza promuoverla la stessa in maniera spinta. </li>
<li>Non servono solo a vendere prodotti ma anche ad esempio a pubblicizzare eventi. </li>
</ul>

<h4>Siti di informazione</h4><p>
I <strong>blog</strong> ad esempio, ma anche siti di aziende e siti informativi che hanno molto contenuto, come quelli che pubblicano recensioni di libri, guide, e anche gli e-commerce (le schede dei prodotti rappresentano un’informazione) e i siti di <strong>e-learning</strong>.</p>

<ul>
<li>Molta attenzione è posta al <strong>contenuto piuttosto che al contenitore</strong>. </li>
<li>Servono per informare, guidare la clientela (attuale e futura) verso determinate informazioni. </li>
<li>Utili per comunicare conoscenze interne dell’azienda al mondo esterno. </li>
<li>Mettono in comunicazione l’azienda con i suoi utenti. </li>
</ul>

<h4>Siti di applicazione</h4><p>
Facebook, flickr, i <strong>siti di social network</strong> in generale, le <strong>intranet</strong>, sono tutti siti che permettono e richiedono una certa interattività.</p>

<ul>
<li>Richiedono un’<strong>interazione costante</strong>. </li>
<li>Devono essere <strong>flessibili</strong> e adattarsi a categorie di utenti molto eterogenee. </li>
<li><strong>L’attenzione è tutta concentrata sull’utente</strong>. </li>
<li>In questa categoria rientrano anche le <strong>intranet</strong>. </li>
</ul>

<p>E poi tutti gli <em>ibridi</em>, come gli e-commerce, che ricade nella categoria di marketing e in quella di informazione e così via anche le altre categorie di siti (e-learning, siti che controllano le statistiche, YouTube, ecc&#8230;).</p>

<h4>Tipi di utenti</h4><p>
E poi ovviamente abbiamo gli <strong>utenti</strong>. <br />
<strong>Categorizzare gli utenti è pericoloso</strong>, ognuno di noi naviga diversi siti, <em>a parte quelli che passano tutto il giorno su facebook</em>. E dato che navighiamo in diversi siti, rappresentiamo in ognuno di essi una diversa categoria di utenti. <br />
Facendo un esempio molto semplice, noi su un sito come Facebook cadiamo nella categoria &#8220;utenti esperti&#8221; (perché come già detto ci passiamo tutto il giorno sopra), mentre magari su Flickr rappresentiamo degli utenti inesperti perché ci siamo appena registrati e non sappiamo come inserire le foto. Potremmo osservare un e-commerce come utenti curiosi, oppure finire per caso su un sito, rappresentando così ulteriori diverse categorie.<br />
Volendo generalizzare, in maniera abbastanza vaga e usando macrocategorie, abbiamo:</p>

<h4>Utente esperto</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/240510-1.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /><br />
L’<strong>utente esperto</strong> è un utente che conosce quel particolare sito ed è a suo agio nella sua navigazione e interazione. Non stiamo parlando dei cosiddetti superutenti[[Che volendo dirla tutta a me questa definizione di &#8220;superutente&#8221; mi è sempre sembrata brutta. I superutenti sarebbero quelli che usano tanto internet, quindi noi addetti ai lavori tanto per citare qualcuno. Questi superutenti navigherebbero su internet in maniera diversa rispetto agli altri utenti, ma non è vero, perché se è si vero che si ha una meglio comprensione del mezzo, capacità di trovare le cose leggermente più velocemente rispetto a un altro utente, in taluni siti questa categoria speciale rientrerebbe comunque negli utenti inesperti. Magari avrà una curva di apprendimento più rapida, questo si, ma niente di più.]].</p>

<ul>
<li>Necessita di scorciatoie per raggiungere le pagine e funzioni più viste/utilizzate, in modo da velocizzare il processo d’uso del sito. </li>
<li>Sa già come usare quel sito, quindi non ha bisogno di vederselo ripetere ogni volta. </li>
<li>Bisogna mantenere costante l’attenzione di questi utenti, altrimenti abbandoneranno il sito [[<a href="http://www.uxmagazine.it/user-experience-design/la-curva-dellesperienza/">La curva dell’esperienza</a>, uxmagazine]]. </li>
</ul>

<h4>Utente curioso</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/240510-2.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /><br />
L’<strong>utente curioso</strong> è un utente che capita su un sito perché incuriosito da un link trovato su un altro sito o magari il sito tratta un argomento che <em><strong>potrebbe</strong></em> (il condizionale è d’obbligo, l’argomento potrebbe benissimo non interessargli) interessarlo.
</p><ul>
<li>È un potenziale utente inesperto (nel senso che abbiamo catturato questo visitatore). </li>
<li>Dobbiamo mettere tutto nella migliore luce possibile. </li>
<li>Dobbiamo invogliarlo a compiere l’azione principale che è lo scopo del sito, mostrandogli i vantaggi che avrebbe dal farlo con questo sito e non con un altro, senza mai diventare invadenti. </li>
</ul>

<h4>Utente casuale</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/240510-3.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /><br />
È l’<strong>utente che è arrivato sul sito per caso</strong> (es.: ha cliccato per sbaglio un link su un motore di ricerca o su un sito) e ora vuole capire dove è finito e che cosa fa questo sito. </p>

<ul>
<li>Questo utente ha bisogno di rispondere al volo alla domanda: &#8220;Dove sono finito?&#8221; e anche &#8220;Di che cosa tratta questo sito?&#8221;. Se non riesce a farlo è un utente perso. </li> Ovviamente se poi il sito non gli interessa è perso comunque, ma almeno li non sarà colpa nostra. </li>
<li>Dobbiamo mostrare a questo utente le possibilità che offre il nostro sito rispetto alla concorrenza per attirarlo a rimanere sul sito e usarlo. </li>
</ul>

<h4>Utente inesperto</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/240510-4.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /><br />
Non parlo ovviamente di una persona che si avvicina al mezzo da poco (<em>internet = icona di internet explorer</em>), ma l’<strong>utente inesperto</strong> è quello che, pur conoscendo il sito in maniera superficiale (magari ci si è appena registrato), non conosce tutte le potenzialità di quel dato sito.</p>

<ul>
<li>Bisogna guidarli nelle prime fasi dell’uso del sito, fornendo percorsi guidati, tour e quant’altro. </li>
<li>La loro curva di apprendimento deve essere corta, più è breve, più facilmente impareranno a usare il sito. </li>
</ul>

<p><br />
Per le ultime 3 categorie citate (utenti curiosi, casuali, inesperti) <strong>è molto importante che il sito sia chiaro e immediato</strong>. Il <a href="http://instone.org/navstress/" title="Nav Stress Test">Nav Stress Test</a> di Keith Instone serve allo scopo.</p>

<h4>Come scegliere per chi progettare?</h4><p>
Abbiamo visto che gli utenti sono realtà molto diverse tra di loro, <strong>come dobbiamo scegliere per chi progettare il sito?</strong><br />
In realtà dobbiamo cercare di progettare per tutte queste quattro categorie di utenti. Mi riferisco ovviamente <strong>in particolar modo ai siti di applicazione e marketing</strong> perché sono i siti che hanno più interazioni con gli utenti. <br />
Conciliare queste diverse &#8220;<em>sensibilità</em>&#8221; degli utenti <strong>non è un compito impossibile</strong>. Dobbiamo però fare molta attenzione nella progettazione del sito.<br />
Flickr ad esempio fa una cosa molto furba. Nella homepage presenta una breve introduzione del servizio (sia con uno slogan efficace che con qualche dettaglio in più poco sotto) e un pulsante bello grande per registrarsi. In questa maniera <em>riesce a soddisfare gli utenti casuali e quelli curiosi</em>. Una volta registrati la homepage cambia: adesso permette di usare direttamente il servizio di upload di foto in maniera molto facile e intuitiva, in modo da <em>facilitare il compito degli utenti inesperti</em>, e offre alcune scorciatoie per accedere ai servizi avanzati tramite un menù orizzontale in alto, <em>per soddisfare gli utenti esperti</em>.</p>

<h4>Personas</h4><p>
Ovviamente ognuna di queste quattro categorie di utenti può rappresentare un <strong>personaggio</strong> che useremo per navigare tra gli scenari il sito appena progettato. Ho già parlato abbondantemente dei personaggi e degli scenari, vi rimando a quegli articoli, sia su questo blog che su altri.</p>

<ul>
<li><a href="http://www.italianwebdesign.it/personaggi-e-scenari-sviluppo-di-un-sito-usabile/">Personaggi e scenari sviluppo di un sito usabile</a></li>
<li><a href="http://www.italianwebdesign.it/perche-personaggi-e-scenari-vanno-creati-prima-degli-schemi-di-navigazione/">Perché personaggi e scenari vanno creati prima degli schemi di navigazione</a></li>
</ul>

<p>Scegliere il tipo di sito e capire chi saranno gli utenti <strong>è solo il primo passo</strong> per la creazione del sito, adesso dobbiamo continuare, o meglio iniziare con la progettazione del sito.
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Il questionario dei clienti</title>
      <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.marcolivetti.com/comments/questionario-dei-clienti/" />
      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.141</id>
      <published>2010-05-20T07:00:29Z</published>
      <updated>2010-05-08T11:30:30Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
            <uri>http://www.marcolivetti.com</uri>      </author>

      <category term="User Experience"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/user-experience/"
        label="User Experience" />
      <category term="Web Design"
        scheme="http://www.marcolivetti.com/site/category/web-design/"
        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Abbiamo da poco introdotto questo sistema in azienda, e ve ne voglio parlare perché secondo me è uno strumento niente male.</p>

<p>È tutto molto semplice: in sostanza si prende un foglio di Pages (o Word, o quello che vi pare), <strong>ci si scrivono sopra delle domande</strong>, lo si spedisce al cliente e si aspetta che lo rispedisca compilato.</p>

<p>
</p><h4>A che serve questo questionario?</h4><p>
Non c’è un solo questionario valido per tutto, ce ne sono diversi, ognuno serve a uno scopo diverso. C’è il <strong>questionario per il logo</strong>, quello per vedere la soddisfazione che si ha del sito web, quell’altro per la sua progettazione, e via dicendo. <br />
Tutti rispondono a una domanda fondamentale, e cioè: <strong>che ne pensi, tu cliente, di questa o quest’altra cosa? Come vorresti che sia, questo o quello?</strong></p>

<p>Sono domande molto importanti, perché da queste qui partiamo con lo sviluppo, assolvono in parte a quella fase che è la ricerca iniziale dell’architettura dell’informazione[[<a href="http://www.italianwebdesign.it/architettura-dell-informazione-la-prima-fase-di-ricerca-e-importante/">Architettura dell’informazione: la prima fase di ricerca è importante!</a>]], <strong>durante la quale è molto importante riuscire a raccogliere più informazioni possibili</strong> sul lavoro da fare.<br />
Inoltre averle scritte le domande aiuta, perché in questo modo è possibile fare il maggior numero di domande senza doversi crucciare se si è dimenticato qualcosa.</p>

 <h4>Che domande fare allora?</h4><p>
Dipende.<br />
Innanzitutto dal questionario, a che cosa servirà. Innanzitutto ci dovrà essere <strong>una serie di domande base, come il nome dell’azienda</strong> (si, lo so che lo sapete già, ma ripeterlo una volta in più non fa male), l’url del sito, i contatti, una descrizione di cosa fa l’azienda, il budget, eventuali date di scadenza, che si aspettano da questo lavoro.<br />
Se il progetto riguarda un sito web potreste chiedere informazioni tipo:</p>

<ul>
<li>Chi sono gli utenti che useranno il sito? </li>
<li>Perché questi utenti dovrebbero usare il sito? </li>
<li>Quali sono gli obiettivi del sito? </li>
<li>Come si può inserire il sito nel modello di business dell’azienda? </li>
<li>Informazioni sul look-and-feel del sito </li>
<li>C’è bisogno di un cms?</li>
</ul>

<p>E ce ne sarebbero ancora molte altre di domande, come vedete c’è solo l’imbarazzo della scelta.</p>

<p>Attenti solamente a non scadere nella <strong>burocrazia</strong>, ovvero quando i documenti (tra cui anche il questionario) diventano standard e non si riescono ad adattare più alle aziende. È il primo passo verso il fallimento.
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>5 passi per rendere un sito più usabile</title>
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      <published>2010-05-17T07:00:44Z</published>
      <updated>2010-05-17T10:04:45Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Web Design"
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        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Rendere un sito più usabile? Non è una chimera, c’è da <strong>studiare e lavorare</strong> però. <br />
Eccovi 5 consigli per rendere più usabile un sito, non sono di facile e di immediato utilizzo, ma più delle indicazioni e linee guida:</p>

<h4>Comprati qualche libro di usabilità</h4><p>
Qualche titolo? Of course, ce ne sono a bizzeffe per chiunque voglia studiare. Parlando di classici abbiamo: </p>

<ul>
<li>Designing With Web Standards, di Zeldman</li>
<li>Don’t Make Me think, di Krug</li>
<li>Rocket Surgery Made Easy, sempre di Krug, non un classico ma lo diventerà</li>
<li>Architettura dell’informazione per World Wide Web, di Rosenfeld e Morville</li>
<li>Information architecture, Blueprints for the web di Christina Wodtke e Austin Govella</li>
<li>The Paradox Of Choice, Why More Is Less, di Schwartz</li>
</ul>

<p>&nbsp;</p> <p>E volendo ce ne sono molti altri ancora, ne ho citati altri sempre su questo blog.<br />
<strong>Questi sono il fondamento di tutto</strong>. Puoi prendere modelli di sviluppo usabili <strong>ma non puoi modificarli</strong> e adattarli alle tue esigenze perché non sai di cosa stanno parlando.</p>

<h4>Non sei tu l’utente finale, pensaci quando progetti un’interfaccia</h4><p>
Anche questo l’ho detto e ripetuto, noi non siamo i nostri utenti, non pensiamo come loro, <strong>non siamo loro, in definitiva</strong>.<br />
Pensate a questo quando disegnate un sito, personaggi e scenari sono utili soprattutto a questo.</p>

<h4>Fai qualche test con gli utenti, per scoprire come usano il sito</h4><p>
Gli utenti dei nostri siti fanno cose che non immaginiamo neanche, qualche test aiuterà a scoprire questi comportamenti.</p>

<h4>Usa il nav stress test di Keith Instone</h4><p>
Keith Instone ha messo a punto un <a href="http://instone.org/navstress" title="test">test</a> per verificare se gli elementi del sito sono chiaramente visibili e identificabili. Questo test è da usare quando avete un wireframe tra le mani o avete già il sito e volete migliorarlo. </p>

<h4>Usa parole facili nei menù, evita tecnicismi inutili</h4><p>
I vocabolari controllati, parole controllate. Potete sfruttare questa tecnica già da subito, è tanto semplice nella sua applicazione pratica, <strong>quanto difficile trovare le parole giuste</strong>. Potete fare affidamento alle statistiche, sondaggi, feedback, l’importante è che poi controllate il risultato ed eventualmente modificate ancora.
</p>
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>E&#45;commerce, 5 cose da sapere (e fare)</title>
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      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.139</id>
      <published>2010-05-13T07:00:38Z</published>
      <updated>2010-04-30T19:28:39Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
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      <category term="Web Design"
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        label="Web Design" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Cosa è che è davvero indispensabile in un ecommerce?</p>

<p>Senza troppa fatica ho fatto questa lista, volendo ce ne sono molti altri:
</p><ul>
<li><strong>Pagina about:</strong> chi siete, cosa fate, perché vendete. E se possibile mettete foto di uffici, voi (ma non quella foto al mare, quell’altra, quella vestiti bene). E nell’about scrivete non i vostri servizi, di nuovo, ma chi siete. Basta. </li>
<li>Odio, davvero mi infastidisce parecchio che quando vado a fare il checkout il prezzo si alza senza motivo apparente. <strong>L’iva, va messa e inclusa subito</strong> nella pagina di presentazione del prodotto. </li>
<li><strong>Il pulsante, o meglio i pulsanti per il checkout</strong>, non devono essere grandi ed enormi (il giusto), ma devono essere piazzati nei punti chiave delle pagine. </li>
<li><strong>La navigazione</strong> progettatela in maniera intelligente, molto probabilmente troverete utile usare le faccette. </li>
<li><strong>Riducete le scelte possibili</strong>, mettere 100 prodotti in homepage non è utile. Nella pagina del prodotto usare la formula dei prodotti correlati (o anche: “chi ha comprato questo ha acquistato anche&#8230;.”)</li>

</ul>

<p>&nbsp;</p> 
      ]]></content>
    </entry>

    <entry>
      <title>Come scoprire i problemi degli utenti</title>
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      <id>tag:marcolivetti.com,2010:/1.136</id>
      <published>2010-05-10T07:00:37Z</published>
      <updated>2010-04-26T17:10:38Z</updated>
      <author>
            <name>Marco</name>
            <uri>http://www.marcolivetti.com</uri>      </author>

      <category term="User Experience"
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        label="User Experience" />
      <content type="html"><![CDATA[
        <p>Gli utenti hanno sempre problemi. <br />
Hanno problemi a navigare il tuo sito, hanno problemi a navigare il mio, trovano problemi in tutto quello che fanno. È <strong>inevitabile</strong>. <br />
Il nostro scopo è quello di cercare di limitare al più possibile i problemi che gli utenti [[Utente: qualsiasi navigatore del web, noi inclusi.]] possono incontrare. </p>

<p>Ma, si potrebbe obiettare, noi non siamo nella testa dei nostri utenti, <strong>non sappiamo come navigano su internet</strong>! Dobbiamo quindi, se non entrare nella mente degli utenti, almeno cercare di <em>capirli</em>. Capire quello che vogliono, come lo vogliono, <strong>dove</strong> (questo ha un senso su un sito internet, se una massa considerevole di utenti si aspetta di trovare una data funzione in un certo punto, dobbiamo probabilmente assecondarli) lo vogliono.</p>

<p>Per quello che mi riguarda uso due modi per cercare di individuare i problemi che gli utenti possono incontrare. <strong>Non tutti</strong> i problemi, questo è utopistico, ma la maggior parte.
</p> <h4>Test utenti</h4><p>
I test con gli utenti <strong>hanno molte forme</strong>, ne cito una solamente per poter fare un esempio. <em>Test della navigazione del sito</em>: prendi delle persone (una è meglio di niente, due son meglio di una, tre son meglio di due) e fai navigare loro una semplice lista di voci, senza grafica ne altro. Molto semplice. Dai loro dei compiti da realizzare (hai bisogno di un sito internet, in che pagina pensi che sia questo servizio?) e vedi, annotando possibilmente, a che destinazione arrivano e come. E poi eventualmente modifichi in base ai <strong>trend</strong> che vengono fuori. <br />
Recentemente abbiamo progettato un sito e, grazie a questo test, abbiamo realizzato che un paio di pagine erano cercate (ovviamente non da un solo utente ma dalla maggior parte di essi) nelle categorie che noi reputavamo sbagliate. Così abbiamo modificato la navigazione e abbiamo invertito la posizione delle due pagine incriminate. <br />
Inoltre grazie a questo test abbiamo scoperto che alcuni vocabolari controllati non erano ben capiti dalle persone, e così li abbiamo modificati e resi di più facile comprensione.</p>

<h4>Personas e scenari</h4><p>
<img src="http://www.marcolivetti.com/images/uploads/030510-1.png" style="border: 0;" alt="image" width="700" height="257" /><br />
I personaggi (o <em>personas</em>) e gli scenari sono molto importanti per qualsiasi progetto di web design. Ne ho parlato anche in tempi non recenti [[<a href="http://www.italianwebdesign.it/personaggi-e-scenari-sviluppo-di-un-sito-usabile/">Personaggi e scenari, sviluppo di un sito usabile</a>]] ma un ripasso fa sempre bene. <br />
<strong>I personaggi sono dei modelli di utente che ci servono per mantenere la giusta attenzione sul design</strong>. Stiamo progettando per i nostri utenti, non per noi stessi, e i personaggi servono proprio a questo.<br />
Però i personaggi da soli <strong>non bastano</strong>, c’è bisogno anche di un altro strumento, ovvero degli scenari, complementari ai personaggi. Entrambi dovrebbero essere creati prima di avere per le mani un menù di navigazione [[<a href="http://www.italianwebdesign.it/perche-personaggi-e-scenari-vanno-creati-prima-degli-schemi-di-navigazione/">Perché personaggi e scenari vanno creati prima degli schemi di navigazione</a>]]. <br />
Questi scenari sono dei <strong>modelli di comportamento</strong> che il personaggio usa per raggiungere un determinato obiettivo.<br />
Abbiamo così dei <strong>requisiti</strong> che questo scenario dovrà assolvere per poter essere completato, risolto, e sono proprio questi requisiti che poi aiuteranno a progettare un’interfaccia più usabile.</p>

<p>Un esempio molto banale:</p>

<p><em>Mario (il nostro personaggio) sta cercando di comprare un gioco per sua nipote, e non conoscendo la terminologia di internet è un po’ confuso da tutte le  icone colorate, sta solo cercando qualcosa che gli possa fornire  rapidamente le informazioni che cerca.</em></p>

<p>E quindi i requisiti saranno i seguenti:</p>

<ul>
<li>Mario vuole comprare un gioco per bambine. </li>
 Mario vuole sapere che tipo di gioco andrà a comprare (descrizione, ecc) </li>
<li> Mario ha bisogno di essere guidato nella scelta, ovvero cerca di capire se c&#8217;è una sezione dedicata ai giochi per bambine, non conosce le categorie dei giochi. </li>
<li> Mario ha bisogno di essere rassicurato su ogni passaggio, e non bisogna nascondergli nulla. </li>
<li> Non ha intenzione di registrarsi al sito, e probabilmente non comprerà più sul sito o su internet in generale. </li>
</ul>

<p>Come vedete da questi requisiti possiamo già intuire cosa fare al nostro sito, in questo caso andremo ad adottare una logica di navigazione a faccette (complementare o sostitutiva di quella gerarchica), ed evidenziare meglio alcuni particolari del sito.</p>

<p>&nbsp;</p>
      ]]></content>
    </entry>


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