Pensare fuori dalla scatola
Inserito da Marco, il 15 May, sotto Web Design,Il cosidetto Think out of the box, nella sua eccezione percepita dalla comunità, è fondalmentalmente sbagliata.
Spesso un designer viene chiamato a fare un lavoro fuori dagli schemi, perchè quel designer è bravissimo, è un talento nato, e quindi sicuramente può pensare fuori dagli schemi.
Questa mentalità è sbagliata, il pensare di non dare indicazioni e di ottenere allo stesso tempo un design eccezionale.
Il pensare fuori dagli schemi è in realtà qualcosa di assolutamente sbagliato, perchè non ci sono limiti di creatività, questo è vero, ma non ci sono neanche basi “ideali” sulle quali partire.
Lavorare dentro i box
Costruirsi delle scatole, non è un fatto così brutto. Lavorare dentro le scatole, ci permette di uscirne davvero. Per pensare fuori dagli schemi, bisogna prima averne.
In definitiva, negli anni le scatole sono state progressivamente abbandonate, mentre non c’è niente di male ad averne, spesso quasi si condanna chi ha le “scatole”.
Chi le crea queste scatole? Fondamentalmente un brainstorming, il cliente, in definitiva, le idee. Un buon brainstorming porta idee, porta riflessioni, porta le giuste “scatole”.
Un piccolo consiglio.
semioticmonkey - P
02 Jun, alle 10:49In quello che scrivi vi sono alcuni problemi di semplice analisi scientifica del funzionamento della mente.
Noi lavoriamo in scatole. Sempre.
Le prime, in ordine ontologico, sono frames percettivi, enciclopedie (mi riferisco al concetto semiotico non alla vulgata dei tomi onnicomprensivi. cfr Umbero Eco), semiosfere, schemi formali di apprendimento, feedback retroattivi e così via .
L’intera struttura dell’apprendimento funziona per metalinguaggi e quindi per effetto di framing progressivo.
Vi sono quindi limiti alla ‘creatività’ (qualsiasi cosa tu intenda per questo abusato termine) e tutti gli animali umani partono da scatole ‘ideali’ e basi sui cui operano. Se fosse altrimenti non riusciresti neanche a scendere dal letto la mattina.
Dato quanto sopra, occorre chiarire l’invito a ‘pensare fuori dalle scatole’.
Ciò che esso vuole significare non é nient’altro che il vecchio ‘disruptive’. Concetto ripreso dal marketing di Kotler e compagnia. In altre parole al designer si chiede di aver lavorato prima sulla fluidità dei propri schemi mentali, sui confini dei regimi semiotici che usa e che altri usano, sulla sua capacità di analisi di questi ultimi, sulla propra capacità di andare in apprendimento di secondo livello. Questo, ovvio, prima di giungere alla analisi dei fattori importanti per il lavoro ad hoc.
Questa fase, concordo con te, é indispensabile e non deve mai essere sottovalutata.
Ma é anche vero che già la analisi di ciò che ci vien detto è perturbata da colui che conduce l’analisi.
Pensare fuori dalla scatola qui vuol dire semplicemente riuscire ad individuare vettori di sviluppo non ancora stabilizzati. Riconoscere quindi nei dati tendenze. Analizzare con occhio diverso.
La locuzione, quindi, non deve essere presa come invito all’arbitrio più sfrenato ma al mero fatto che il designer dovrebbe analizzare i dati con competenze attente alla percolazione laddove altri tendono a vedere solo le regolarità.
Che poi possa accadere (ma dipende dalla nicchia di mercato ove lavori e quindi dalla tipologia di clienti che incontri) il cliente che non vuole discorrere e fornire dati da analizzare e si attende da te il ‘miracolo creativo’, é cosa cui occorre che tu faccia l’abitudine. Oppure cambiare nicchia di mercato.
ps. per migliorare la usabilità, che ne diresti di allargare il box dei commenti e tenere quest’ultimo in relazione con il post cui si riferisce invece che sulla colonna di destra che é area dedicata al menu?
Consistenza cognitiva vuole la organizzazione per aree (per frames appunto) in modo che l’occhio riesca, con minimo sforzo, a tenere il focus.