Oltre il sito web: branding online e offline

Avere un’immagine coerente, io stesso l’ho ripetuto diverse volte, è fondamentale.

Oggi, con internet, i social network e quant’altro, non è facile mantenere questa coerenza, anche per colpa dei diversi stile di comunicazione, che rende tutto più dispendioso, sia in termini di tempo che monetari.

Comunicare su un sito non è come comunicare su Facebook o Twitter, un catalogo stampato o un volantino, perché ognuno utilizza un suo stile, ed ognuno richiede un approccio differente.

Per questo molte aziende, specie quelle piccole che non possono permettersi di avere un team di persone da dedicare al marketing, hanno approcci di comunicazione spesso sconnessi e fallimentari (scrivono ogni morte di papa, il sito è aggiornato al 2008 e così via).

Girando per la città sono sommerso da esempi di tutti i giorni di questa realtà. Negozi che usano bellissime immagini online sono gli stessi che poi scrivono cartelli col pennarello che poi appendono sulle vetrine dei loro negozi.
Altri ancora che usano un certo logo online che è diverso da quello sui biglietti da visita. Roma è piena di queste contraddizioni. O almeno li becco tutti io questi.

Ora, il problema principale, per me cliente, è che tutto questo è molto brutto da vedere. Il branding dovrebbe essere una cosa che ogni azienda dovrebbe considerare non come una spesa, ma come un investimento in pubblicità e immagine.

Come rendere il brand più coerente?

Partiamo coi fondamentali: il logo. È il logo identico in tutti i mezzi di comunicazione? No? Questo va sistemato prima ancora di cominciare.

Un logo diverso genera confusione nelle persone. Ma stiamo parlando dello stesso posto? Probabilmente no visto che hanno due loghi diversi.

Tutto questo assumendo che un logo esista, chiaramente. Non è questo l’articolo in cui discuterò la questione, ma generalmente possiamo dire che un logo serve sempre.

Comunicare online

Facebook CP
Facebook, Twitter, Google+ e chi più ne ha più ne metta. Sono tantissimi i modi online di comunicare, ma in linea generale oltre il proprio sito e i vari forum ci sono i social network. Anzi, i social network ormai hanno soppiantato di gran lunga molti dei modi di comunicare online. I forum ormai li usano solo gli appassionati e i siti servono solo per comunicati stampa e roba del genere (io la chiamo roba da “corporate”).
Senza contare che molti piccole aziende e venditori non hanno neanche un sito.

Mentre sul proprio sito e sui forum sì può tenere un’immagine più seria (dipende molto dal settore chiaramente), sui social network questo funziona meno, perché la comunicazione, oltre ad essere molto più personale, è anche più diretta, e un cliente può rispondere subito ad un post, mettendoci nome e cognome tra le altre cose, stabilendo un rapporto che con un sito non sì può avere.

Immagino un bar, magari di un franchise (caso assolutamente immaginario, non so se esiste un franchisor per i bar), cosa se ne fa di un sito Internet? Nulla, basta avere una pagina Facebook. Anche perché spesso, i siti sono solo del franchisor. Il bar potrà fare tutte le sue comunicazioni sulla pagina Facebook, interagire con i clienti, fare sconti speciali, postare foto e quant’altro.

Comunicare online però richiede un minimo di preparazione, sono stati molti i casi in cui aziende hanno risposto male ai propri clienti e ne hanno subito poi le conseguenze: come ad esempio GameStop, il più grande rivenditore di videogiochi in Italia, uno dei gestori della pagina ha insultato un utente, e, nonostante la cancellazione del post, gli utenti si sono infuriati, togliendo i “mi piace” e boicottando la catena. Poi, essendo una catena, non hanno subito troppe conseguenze, ma pensate se una cosa del genere succedeva ad un piccolo negozio.

È possibile sbagliare, ma spesso non viene perdonato. E online un passo falso lo sì paga con un danno di immagine solitamente.

Comunicare offline

Come abbiamo visto comunicare online è molto particolare e ha un suo stile.
La comunicazione offline invece richiede tecniche diverse.

Il branding di questo tipo richiede una comunicazione estremamente chiara, al livello della stupidità, tanto deve essere chiaro il messaggio. Se pensate che esagero allora non avete mai avuto a che fare col fantastico mondo del retail.

Retail

Poi dipende molto dal tipo di supporto che sì vuole promuovere. Ad esempio un volantino è diverso da un cartellone posto fuori dal negozio, e un biglietto da visita è diverso da un poster.

Come sì può essere coerenti con tutti questi mezzi diversi?
Innanzitutto avere uno stile grafico comune aiuta. Non parlo di fare tutto uguale, quello vuol dire fossilizzarsi, no. Ma far fare ad uno stesso grafico tutti i lavori di grafica aiuta ad avere un’immagine coerente, perché tutte le grafiche avranno uno stesso stile, che anche se cambiano sfondi ecc, sì avrà sempre una stessa “impronta”.

Anche i testi fanno molto. Mentre online sì può essere un po’ più vari, offline le cose cambiano. Come già detto bisogna essere chiari ad un livello da scuola elementare, perché a quanto pare le persone SONO STUPIDE. Anche se per voi il messaggio può risultare molto chiaro, per un’altra persona non lo è. Anche in questo caso far scrivere tutti i testi ad una sola persona aiuta a mantenere uno stile coerente. Fate in modo che quella persona però sappia scrivere in italiano (o nella lingua che serve), altrimenti è tutto lavoro sprecato.

Vedo troppo spesso posti che hanno magari una discreta comunicazione online che poi falliscono miseramente quando sì tratta di andare nel mondo vero, perché è molto facile rubare una foto online e scriverci qualcosa, ben diverso è dover pagare qualcuno per stampare e realizzare un poster.

E se vado a risparmio?

E se invece di pagare fior fiori di soldi un grafico mi faccio tutto da solo?

Certo, può sembrare conveniente, ma lo è davvero?

Immaginiamo il caso di un negozio che decide di farsi da sé il logo, i biglietti da visita e la loro stampa. Non sto parlando di niente fuori dal mondo, sono cose che succedono nella vita vera.

Ora, viene fuori che il logo di questo negozio faccia schifo perché chi lo ha realizzato ha semplicemente preso una foto da Internet e ritagliato con paint un volto. È una foto piccola, è sgranata, non è scalabile, ma quel che è peggio è ritagliata male, sul taglio si vedono dei pixel dell’immagine originale.

Adesso arriviamo ai biglietti da visita: chiaramente stampati su carta normale con la stampante di casa, tagliati con le forbici, con il logo brutto di cui sopra. Magari usano pure il Comic Sans. Che cosa devo pensare a vedere un tale schifo? Se sono andati a risparmio con la loro immagine pensa al resto: come posso fidarmi di un posto simile? Non è un luogo dove andrò a fare shopping.

Magari non saranno tantissime le persone che badano a queste cose però io sono uno di quelli, e ci sto sempre attento; da uno del genere non mi sognerei mai di comprare nulla, perché vuol dire non avere interesse neanche nel curare la propria immagine da proiettare all’esterno.
La vostra brand identity vi identifica col mondo, vi rende unici, e veicola un messaggio. In questo caso veicola un messaggio di sciattezza e trascuratezza senza fine.

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Marco

Marco è un blogger che scrive di Web Design, in particolare di User Experience e accessibilità, Graphic Design, tutorial e tutto quello che riguarda il mondo del web e della carta stampata.

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