I nuovi TLD, usarli o no?

Vedo proprio in questi giorni le offerte di Serverplan (mio hosting, no ref) per i tld “particolari”, ovvero tutti quelli che hanno sbloccato da qualche annetto a questa parte come .gallery .coffee .gallery ecc..  E mi sorge spontaneo un dubbio: ma servono davvero a qualcosa, c’è qualcuno che li usa (con successo)?

Per ordine, vediamo innanzitutto come si sviluppa il mercato dei Top Level Domain.

Il mercato del TLD

domains

Dopo vent’anni (circa) di internet nell’accezione che la maggior parte delle persone conoscono, i tld conosciuti e riconosciuti sono molto pochi, il .com, .it nella nostra penisola, .net, .org e poi a scendere tutti gli altri.
Addirittura ci sono alcuni tld che dato che sono stati storicamente (ho utilizzato internet e storicamente nella stessa frase) utilizzati dagli spammer, vengono percepiti negativamente dalle persone, parlo in particolari di domini per noi “strani” come i .biz.

Perché i nuovi TLD?

L’ICANN, che è l’organismo preposto alla gestione del TLD a livello mondiale ha tenuto bloccati nuovi domini fino al 2012, quando ne ha votato l’ampiamento1 e da allora è stata una cascata di nuovi tld, attualmente ora che scrivo ce ne sono più di 500 1000 disponibili, contando anche tutti i tld nazionali (.it, .eu, .fr .co.uk ecc..).

Perché tutti questi domini? Così a naso risponderei: i soldi. Molte aziende hanno spinto per liberalizzare i tld e anche io sono favorevolissimo a quest’innovazione, anche se la trovo in larga parte inutile.

I nuovi TLD non servono a niente?

country-code-top-level-domainsPrendiamo un nostro utente medio: il Signor Billy Qualsivoglia. In questione immaginiamo Billy come un utente di circa 50 anni, che ha vissuto più o meno passivamente l’introduzione tecnologica degli ultimi due decenni, come poi potrebbe essere una normalissima persona di 50 anni che non lavora nel campo dell’IT.

Il nostro Billy fa un lavoro normale, utilizza internet per vedere le email e cercare qualcosa ogni tanto, fine.

Ora, immaginiamo uno scenario in cui Billy è al telefono con un suo amico più informatizzato, che ha appena aperto un sito con uno del TLD nuovi, e glielo sta comunicando al telefono. Magari il dominio si chiama lemievacanze.gallery, e glielo dice al telefono. Ecco ora che il nostro utente andrà sul browser e scriverà: lemievacanze.gallery.com oppure lemievacanze.gallery.it. Ti sembra un caso possibile? Immagino che tu abbia già pensato a qualcuno che può fare quest’errore.

Le app come nuovo strumento di comunicazione

Oltre i brand (più o meno noti), che sono chiaramente interessati ad avere un gTLD (Generic TLD), per quello che ho potuto vedere, chi ha davvero approfittato e usato con coscienza questi nuovi domini sono i creatori di app. Le app hanno spesso dei nomi particolari, inusuali, che possono trarre veramente vantaggio dai questi TLD, ad esempio, ma è solo un esempio non reale: snap.chat, insta.gram e così via.

Ovvero tutti quei siti che non sono legati a un web più tradizionale, e che, sospetto mio, hanno un target demografico più giovane.

L’ICANN ha anche commissionato un sondaggio2 in cui dimostra che nel pubblico sta aumentando la fiducia verso questi nuovi TLD, e sicuramente più passerà il tempo e maggiore sarà la percezione anche in un pubblico meno avvezzo alle modifiche tecnologiche in generale.

 

Te che ne pensi? Li usi? Mi farebbe piacere sentire la tua esperienza a riguardo!

Marco

Marco è un blogger che scrive di Web Design, in particolare di User Experience e accessibilità, Graphic Design, tutorial e tutto quello che riguarda il mondo del web e della carta stampata.

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2 Risposte

  1. lauryn77 ha detto:

    stesso tuo dubbio, infatti ad una cliente ho consigliato di cambiare il suo .cooking in -cooking.com perché perfettamente inutile, anche ai fini SEO.

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