I contratti di lavoro per Grafici e Web Designer

Quando si trova lavoro come grafico o come web designer si parla di lavoro dipendente in questo caso e bisogna sapere almeno un minimo i contratti con cui sì viene assunti, sia per conoscenza personale che per tutelarsi da persone non proprio trasparenti.

 Ho diviso idealmente questo capitolo in due parti, la prima riguarda velocemente i doveri e diritti di entrambe le parte coinvolte (ovvero te e il tuo datore di lavoro), l’altra riguarda più in dettaglio proprio i singoli contratti.

Doveri e diritti

Quando si stipula un contratto ci sono due parti in gioco: il datore di lavoro e il prestatore di lavoro (ovvero quello che il lavoro lo fa materialmente = tu).

Come in ogni contratto, il CCNL prevede dei diritti e dei doveri da rispettare nei confronti l’uno dell’altro, nonché dei diritti acquisiti da battaglie nel corso dei decenni da parte delle varie associazioni di categoria.

Businesswoman using digital tablet in lobby

Doveri e diritti: i lavoratori

Tra i vari doveri del dipendente possiamo sicuramente ricordare il più importante, ovvero l’obbligo di fornire la prestazione lavorativa nel rispetto delle proprie mansioni e dei compiti affidatagli. Questo tradotto in parole comuni vuol dire che il dipendente deve fare quello che il capo gli dice di fare, nel senso più comune del termine vuol dire che deve lavorare e non può passare tutto il giorno a guardare foto di gatti su Facebook.

Ce ne sono ovviamente altri, ne citiamo qualcuno così al volo:

  • Obbligo di fedeltà: bisogna avere un comportamento leale verso il datore di lavoro e tutelare i suoi interessi;
  • Obbligo di sicurezza mettere in pratica le norme di sicurezza predisposte dal datore di lavoro;
  • Obbligo di diligenza: bisogna svolgere il proprio lavoro con diligenza e al meglio delle proprie possibilità;
  • Obbligo di obbiedenza: bisogna essere, per tutta la durata del proprio contratto, fedeli al proprio datore di lavoro e in particolare questo significa divieto di concorrenza.

Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori sono davvero troppi e non ce la facciamo a esaminarli tutti in quest’articolo, quindi ne citerò un paio, i più importanti:

  • Diritto alla retribuzione: abbastanza scontato vero? A fronte di una prestazione di lavoro bisogna essere corrisposti con un compenso. Tu lavori e vieni pagato, semplice;
  • Diritto alla ferie e al riposo settimanale: ogni persona che lavora ha diritto almeno ad un giorno di riposo settimanale, normalmente coincidente con la domenica. E le ferie, ovviamente.

Doveri e diritti: i datori di lavoro

Come normale che sia, anche se con tutti i distinguo che il nostro paese ha rispetto al resto del mondo civilizzato, il datore di lavoro ha molto più obblighi nel confronti dei propri dipendenti che non il contrario.

Citiamo al volo i più importanti, ci interessa di meno questa parte:

  • Obbligo di retribuzione: a fronte di una prestazione di lavoro, bisogna fornire uno stipendio adeguato;
  • Obbligo di sicurezza: secondo la 81/2008 (testo unico sulla sicurezza del lavoro);
  • Obbligo di tutela della privacy: rispettare la privacy dei lavoratori ad esempio non andando a sbandierare le buste paga ogni dipendente con tutti, tanto per dire.

E molti altri ma che non ci interessano in questa sede.

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I contratti

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Hai seguito tutti i miei consigli su come creare un curriculum efficace, hai trovato finalmente lavoro! Ma che tipo di contratto hai?

Contratti subordinati

  • Contratto a tempo indeterminato: ovvero senza scadenza. Questo è il “contratto tipico” previsto dall’ordinamento italiano, e quello a cui un po’ tutti si punta, il famoso posto fisso. Può prevedere o meno un periodo di prova (di durata variabile) che è un periodo in cui le parti possono recedere senza problemi;
  • Contratto a tempo determinato: è un contratto che prevede una scadenza, di durata non superiore ai 36 mesi, prorogabile 5 volte (sempre all’interno dei 36 mesi). Sebbene questo contratto costi di più al datore di lavoro rispetto a quello indeterminato (l’1,6% ad essere precisi), prevede una fine ben definita, quindi in caso di problemi i datori di lavoro possono semplicemente farlo terminare senza problemi o preoccupazioni di sorta. Può prevedere o meno un periodo di prova (di durata variabile in base alla durata del contratto stesso) che è un periodo in cui le parti possono recedere senza problemi;
  • istock_000000234992_largeStage: un contratto che può essere svolto in cambio di una retribuzione mensile definita dalla regione in cui si svolge il lavoro, non inferiore a 300€ (un rimborso spese in pratica). Questo è il tipico contratto per sfruttare le persone, anche se la legge prevede un limite di persone che possono essere assunte con questo sistema. Non può essere applicato a persone di età pari o superiore a 30 anni. Se sei davvero giovane e all’inizio questo è il contratto con cui dovrai confrontarti più probabilmente, ma usalo per fare delle esperienze, e costruire così un curriculum più efficace e un bagaglio di conoscenze che un domani potrebbero anche aiutarti a metterti in proprio.
  • Contratto di apprendistato: Non può essere applicato a persone di età pari o superiore a 30 anni, è paragonato a un contratto a tempo indeterminato e soggetto a delle limitazioni particolari, ma è sempre meglio di uno stage, tasse e contributi pagati, tutto sistemato. Il contratto di apprendistato è legato ad un progetto formativo, ovvero stai facendo l’apprendista, ma l’apprendista di cosa? Può essere rinnovato e alla fine se va tutto bene si trasforma in contratto a tempo indeterminato normale. Una cosa che le aziende fanno è rimpallare un apprendista da una società all’altra (tutto solo su carta ovviamente), cambiando di volta in volta il progetto formativo, che ovviamente non può essere uguale perché già formato. In questo modo evitano di assumere le persone a tempo indeterminato e pagano di meno il poveretto. Legale? Assolutamente si, ma anche profondamente immorale.
Ho scritto un libro su come diventare un grafico, con consigli utili per chiunque voglia entrare in questo mondo.

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Contratti autonomi

  • Partita IVA: ovvero diventi collaboratore dello studio che ti “assume”. In questo caso non sei più dipendente bensì collaboratore di quello studio. Importante nota da fare qui, se il tuo committente non è un’ordine professionale, dove la monocommittenza è ancora pure pure accettata, in caso di controlli è molto facile che la tua partita iva venga trasformata in un contratto a tempo indeterminato. Secco, senza possibilità di appello (legge Fornero).

Lavoro accessorio

  • Voucher: non dovrei neanche parlarne, ma se ti assumono con questo sistema sei autorizzato a denunciare il tuo datore di lavoro, dato che questo sistema è previsto solo per particolari attività come ad esempio la pulizia di scale in un condominio, babysitting e lavori (lavoretti) cosiddetti saltuari.

E con questo è tutto, spero di aver fatto un po’ di luce in un mondo che purtroppo è molto arcano per molte persone, se hai qualche dubbio scrivi pure un commento!

Marco

Marco è un blogger che scrive di Web Design, in particolare di User Experience e accessibilità, Graphic Design, tutorial e tutto quello che riguarda il mondo del web e della carta stampata.

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Una risposta

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